Nonostante la mia infanzia sia stata quella del Milan di San Siro, dei tempi di Weah e del mio primo idolo Oliver Bierhoff, i miei primi ricordi rossoneri vengono da ancora prima.
Era il 1996. Avevo appena due anni e mi ritrovavo davanti alla TV a urlare: “Boban! Boban!” e… “Babesi!”.
Solo molti anni dopo, quando il calcio era ancora calcio (e sì, l’ho detto apposta), sono cresciuta e ho scoperto la vera storia di quel “Babesi”. Si chiamava Franco.
Il capitano storico del Milan, il simbolo di un’epoca irripetibile. Quella di Sacchi e Capello, di Gullit, Van Basten e Rijkaard, dei mitici Tulipani olandesi. Un difensore che ha riscritto il ruolo e che ancora oggi viene preso come modello.
La sua storia è incredibile. Da ragazzo sostenne un provino con l’Inter: i nerazzurri scelsero il fratello maggiore, Giuseppe, e scartarono lui.
Il Milan, invece, vide quel talento e gli diede fiducia. Quel ragazzo, considerato non abbastanza, sarebbe diventato una delle più grandi leggende della storia del calcio.
Il mito di Baresi nell’aula scolastica
Anni dopo ho raccontato proprio questa storia ai miei alunni. Durante una lezione di spagnolo chiesi a ciascuno di portare in classe una propria passione per avvicinarsi alla lingua. Alcuni portarono il calcio. E così, tra racconti, campioni e storie di vita, anche Franco Baresi entrò in aula.
Franco Baresi non è soltanto una leggenda del Milan. È il simbolo della resilienza: la dimostrazione che se continui a crederci e a non mollare, puoi trasformare uno scarto nella tua più grande forza!
Con il cuore da leone,
Ti vogliamo bene campione ❤️⚽
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