Il diario di un cane è un racconto drammatico e d’impatto, selezionato per l’antologia 26 storie di cani in collaborazione con il gruppo Facebook Scrittori in erba. I proventi dell’opera sono interamente devoluti al canile di Montebolzone e alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane.
Lettera dal paradiso
Era una buia e gelida notte di inverno quando il mostro mi afferrò per il collo.
Non vedevo la luce, né tanto meno avevo un nome. Mentre scrivo questa lettera, le mie zampette vorrebbero abbracciarti, nonostante continuo a vivere sulla tua pelle. Non mi dimenticherò mai del mio penultimo giorno di vita! Eri tornata a casa, e ti eri tatuata il mio splendido musetto.
Vero, all’epoca non conoscevo il mio nome, ma di una cosa ero certa: sarei stata la persona più umana e fedele che si potesse incontrare. Il mostro cattivo mi aveva abbandonato in un pozzo, e io, piccola e indifesa, avevo tanta paura.

Il terrore dell’uomo mi aveva suscitato un così forte desiderio di morire! Era meglio perire che vivere subendo violenze e crudeltà, e tu sicuramente lo saprai meglio di me! Il mio nasino soffiava dal pianto, e le mie orecchie enormi come quelle dell’elefante Dumbo origliavano la speranza, il miraggio che un qualcuno di buon cuore si accorgesse di me.
Mi hai insegnato che il fior di loto nasce dalla melma, e che Nam myoho renghe kyo, il buddismo di Nichiren Daishonin, significa proprio questo: morire per rinascere. Allora, dopo tutto quel buio, dopo tutta quell’oscurità, la luce squarciò le nubi. Una signora dai folti capelli ricci e rossi si accorse di me, e mi tirò fuori da quel sacchetto della spazzatura, gettato nelle tenebre di quell’orribile pozzo.

Pascià era un nome che non mi apparteneva per nulla! Ero una femminuccia, ma i volontari mi scambiarono per un maschietto. “Pascià, ma che cosa significherà mai?” Pensai tra me e me. So che quando mi pensi continui a piangere, e che non hai coraggio di guardare la nostra foto scattata al parco sedici anni fa. Nonostante sia passato un anno, il tuo tatuaggio mi rende sempre viva.
Hai pianto troppo nella tua vita, e per questo motivo ho deciso di regalarti un ulteriore sorriso! Due giorni fa, quando pensavo di scriverti, mi sono informata sul significato di quella parola; Pascià, che secondo il vocabolario Treccani, significa “governatore, sovrano”. Sovrana? Io? Wof! Mentre rido per non piangere la tua mancanza, ricordo che avevo paura di tutto, persino della mia ombra! Altro che “Sovrana”. Il sovrano dovrebbe essere coraggioso, audace, e non fifone.
Lo ammetto, ero l’unica cagnolina che aveva il terrore dell’acqua! Il cane ha l’istinto del nuotatore, ma io no, perché io ero… una persona! Non dimenticherò mai quella signora dai capelli rossi, se non fosse stato per lei non ti avrei mai incontrata. In partenza da Salerno feci il mio primo viaggio in treno, il viaggio più bello della mia vita. Arrivati alla stazione di Milano centrale, vidi una ragazzina di soli dodici anni assieme alla sua mamma. Me lo ricordo, era il binario 17 Salerno, alla stazione degli arrivi.

Da quel giorno trovai l’amore più grande che potessi avere… tu! Entrai nella mia nuova casa, saltando sulla bilancia dalla gioia e felicità. “Mamma mia, quanti giocattoli!” Esclamai nella mia mente mentre scodinzolavo dall’allegria. Tutta eccitata, scivolai sul pavimento della tua cameretta. Avevo soltanto due mesi, non ero ancora in grado di camminare! Partì alla radio la canzone di Vasco. Incredibile, da quel momento, avrei avuto un nome: Toffèe!
Diciassette anni sono pochi per noi umani, ma davvero tanti per voi cani. Vero, ora non ci sono più, ma se non ti ho lasciato mentre strisciavo pur di starti accanto era perché avevo finito la mia missione! Quando il mostro ti picchiava ti eri dimenticata di aver fatto pugilato!
E io ero lì, lì con te, perché per quanto avessi paura della mia ombra ero sempre pronta a difenderti. E piangevo, piangevo quando ti faceva male! Ma ti rendi conto? Ti rendi conto di quello che hai fatto per me? Non mi dimenticherò MAI le parole malvagie che ti urlava ogni giorno: “Se mi denunci, ti tolgo il cane!”
Diceva di amarti, ma in realtà era un mostro, una bestia cattiva, malvagia e crudele! Pochi potrebbero capire quello che hai fatto per me, se non nessuno. O forse, chi come te è sempre stato solo, senza una famiglia.
Guardati ora, guarda cosa sei riuscita a concludere! Sei diventata una pugile, ti ha allenato il campione mondiale, nonostante i tuoi trent’anni ti stai prendendo le tue soddisfazioni sul ring. Hai ripreso i guantoni dopo dieci anni di inferno, hai vinto un premio internazionale con il tuo libro d’esordio, stai scrivendo il tuo romanzo thriller, e hai un marito che ti ama veramente, anche se all’inizio soffrivo di gelosia. E pensare che eri allergica ai matrimoni! Io, proprio quel giorno ero lì con te.
Ancora ricordo il tuo matrimonio anticonformista. Tutte le spose entrano con la marcia Nuziale, ma tu no, tu con Gonna fly now, la colonna sonora di Rocky! Ti ho visto entrare con il vestito da sposa, mentre indossavi i tuoi amati guantoni che ora ti accompagnano ogni singolo giorno.

Continuavo a lottare, a combattere, e tutto questo per te. Non ho gettato la spugna per starti vicino, e tu ti ribellavi al veterinario per non interrompere il match.

All’ultimo gong lo hai fatto, ed è stato il gesto d’amore più bello che potessi fare.
