Il diario di un cane
Era una buia e gelida notte di inverno quando il mostro mi afferrò per il collo.
Non vedevo la luce, né tanto meno avevo un nome. Mentre scrivo questa lettera, le mie zampette vorrebbero abbracciarti, nonostante continuo a vivere sulla tua pelle. Non mi dimenticherò mai del mio penultimo giorno di vita! Eri tornata a casa, e ti eri tatuata il mio splendido musetto.
Vero, all’epoca non conoscevo il mio nome, ma di una cosa ero certa: sarei stata la persona più umana e fedele che si potesse incontrare. Il

