Capitolo 2
Ho recuperato il mio quadernino. Fogli sgualciti, la mia calligrafia pessima e irregolare quanto il caos che vi ho impresso. Lo apro. Quello che sto trascrivendo non è altro che ciò che accadde Oltre la nebbia, quel giorno in cui passeggiavo e mi sono trovato di fronte al Nulla.
Era sul sentiero, dietro la fabbrica di polistirolo, mentre il cielo rosso fuoco e grigio ghiaccio attirava la mia attenzione.
Quel cielo lo avevo già visto. Non nella realtà. Nel dipinto. Nel quadro di Munch, ma anche a Fantàsia.

Era lo stesso rosso sangue steso sulla tela, lo stesso cielo che sembra urlare. Mi fermai, appoggiandomi stanca morta a una palizzata. Sul fiordo nero azzurro e sulla città sventolavano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare, mentre io tremavo ancora di paura, avvertendo un grande urlo infinito pervadere la natura, proprio come scrisse Munch nel suo diario.
Le foglie degli alberi erano scosse da un vento impetuoso; nebbia e foschia mi divoravano. Il mio corpo si inclinava, i piedi si staccavano da terra. Mi aggrappai a un albero, lottando per non cadere.

Poi, il ritorno al presente.
Era stato un viaggio dentro di me. Avevo confuso l’impeto dell’emozione con la realtà di adesso. Ora sono qui nel mio studio a scrivere, e mi rendo conto di quanto il nulla continui a dilagare, perché le persone hanno smesso di credere. Io, invece, continuo a tracciare la mia storia infinita: non cedo, e rifiutando di gettare la spugna vinco il match contro la tristezza.
Ma che cos’è, davvero, questo nulla?
«È la disperazione che distrugge il mondo. E io l’ho assecondata, perché la gente ha rinunciato a sperare… e dimentica i propri sogni.»
Mi mancava questa tristezza… quell’inchiostro che riga le pagine come il pianto riga il volto.
Non mollare. Vinci il nulla. E credi nei tuoi sogni.

