Sono tornata, ma il mio silenzio non significava che fossi sparita. In realtà, dopo aver pubblicato il post precedente dal titolo “Munch”, mi è accaduta una cosa straordinaria. Smarrita tra la nebbia, la foschia e i sentieri di campagna, sono stata sorpresa da un temporale improvviso: i fulmini hanno squarciato la coltre di pensieri che offuscava la mia memoria, liberando l’ispirazione.
E così ho scritto… all’aperto, sotto la pioggia battente, durante quella camminata in compagnia di Belle, cane da montagna dei Pirenei. Intorno a me, il nulla dilagava. È per questo che ho deciso di “ritirarmi” temporaneamente: avevo bisogno di reinventarmi. Perché l’Arte non ha confini, e io stessa sono diventata la mia personale invenzione artistica, una forma di antipoesia.
Tutto ciò che ho impresso sulla carta , il vuoto, il nulla, quelle lingue di fuoco di cui vi ho già parlato, ora ha preso forma.
22:52

Ed eccomi di nuovo qui. Con le mie nuove pagine nere, con i miei racconti fotografici, con i miei personaggi, il romanzo che sto scrivendo. Con questo caos che, se prima custodiva una calma esplosiva, ora si è trasformato in una bomba atomica.
Domani lascerò le parole nate da quell’esperienza, la stessa che mi ha spinto a scoprire la mia vera identità. Sarà il “Capitolo 2”, la prosecuzione di quel frammento di riflessione intitolato “Edvard Munch” che, se ancora non hai letto, potrai trovare QUI.
A domani,
Ganci e montanti…
