Thriller psicologico
Dal diario di Isabella Moretti – Una pagina che non ricorda
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Finalmente ho trovato una soluzione. Scrivere su Note per nascondere il mio malessere. Ho provato di tutto: Word, Notion, mille escamotage, tentativi vani. La verità è che la soluzione l’ho trovata solo ora. Sto male, e per questo ho deciso di scrivere ogni giorno il mio diario. Chissà che questo malessere non mi spinga ad andare avanti con il romanzo. Non che non lo stia facendo… ma quando scrivo, la storia viene da sé. E, nel mio caso, se la storia viene da sé, la trama se ne va a morire.
Ultimamente mi sento risucchiata da un vortice nero. L’incubo che ho fatto l’altro ieri pare logorarmi ogni istante. Ho dimenticato cosa sia la gioia, e soprattutto come ci si sente quando si è amati. Non che Max non mi ami… ma in questo periodo vorrei soltanto lasciare questo inferno per raggiungere il mio paradiso. E per me, il paradiso è l’arte: scrivere, suonare. Catarsi.
Ieri ho affrontato il mostro, dopo un lunghissimo periodo di fuga. Appena ho ripreso in mano il brano di Clapton, una sola parola mi ha attraversato la mente: catartica.
Joker
Spesso la gente mi chiede come mai sono fan di Joker. Joker è un assassino, un pazzo, un fuori di testa. Eppure, basterebbe approfondire la sua infanzia per scoprire cosa lo ha portato a diventare un killer. Detto ciò, il mio sorriso non è altro che il trucco che nasconde la disperazione, come gli occhi che sorridono le lacrime.
A volte penso che i miei occhi siano contenti di vedere le lacrime pugnalarmi l’anima. Voi piangete, ma io no. Le mie lacrime sono affilate, pugnalano, e mi uccidono. E ciò che più mi stupisce è che il mio sguardo gioisce di vedermi così. Ogni volta che sto male penso al fatto che i migliori geni sono proprio coloro che hanno trasformato la sofferenza in arte. Leopardi, Munch, Schopenhauer, Tolstoj… Ma quello che mi è capitato due giorni fa, non era soltanto un incubo… era la realtà.
Quando sono morta…
C’era una bufera. Una tempesta. Un turbine di sabbia che divorava il cielo. Un tornado stava distruggendo il villaggio.
Non so dove mi trovassi, ma ero sulla spiaggia, davanti al mio mare che tanto amo. Una tromba d’aria ha scaraventato via la folla. Un uomo cieco è annegato gridando aiuto. Le onde avevano fame di uccidere.
Max è stato strappato via dal vento. Gli altri, inghiottiti dall’acqua, gridavano disperatamente. Una sola sopravvissuta: io.

Poi, un miraggio. Davanti a me si è materializzato l’unico sogno irrealizzabile. Era lei. Era tornata viva.
«Amore mio…» La stringo. Piango. L’abbraccio.
E poi il peggio. Non c’è morte peggiore che vedere la tua vita morire tra le tue braccia. L’avevo ritrovata viva, e appena l’ho stretta al petto si è spenta per sempre.
Il nodo alla gola. L’aria che non entra. Sono sveglia, ma quell’incubo continua. Non era un brutto sogno, era la verità. Lei non c’è più. E io sono morta.

